Ricordi che restano: Lo Sport a Marcianise ieri (1931) ed oggi (1993) di Vincenzo Capone.

prof. Vincenzo Capone, Sindaco di Marcianise

Il Velodromo …l’incompiuto

Di sport a Marcianise, a memoria d’uomo, si inizia a parlare nel lontano 1931.

“Era il tempo che Binda… filava”. Così titolava uno dei suoi resoconti in occasione di una “Coppa Zinzi” il giornalista Federico Scialla, proveniente dalle file dei cronisti sportivi. La “storia” che vi stiamo raccontando fa capo ad un gruppo di appassionati di ciclismo che era solito riunirsi in un negozio di “cicli” nei pressi di piazza Atella. Al centro delle loro conversazioni le pro­dezze dei campioni del pedale dell’epoca: Girardengo, Binda e Guerra.

Un giorno, nel pieno della stagione estiva, uno di essi avanzò l’idea di organizzare una corsa ciclistica. E per far fronte alle spese di organizzazione venne indetta una lotteria con in palio una fiammante bicicletta da corsa. L’iniziativa, purtroppo, non ebbe il successo spera­to. Mancavano ancora cento lire!

Gli organizzatori, in prima fila gli sportivissimi Francesco Agrippa ed il giovane ragioniere Rodolfo Gaglione, si rivolsero all’in­dustriale Pietro Zinzi, tramite il figlio prediletto: il giovane sacerdote don Pasquale. Prendeva, così, il volo la prima “Coppa Zinzi”, corsa su strada, riservata ai ciclisti della categoria dilettanti. La gara si disputò a fine settembre, in occasione dei festeggiamenti patronali, su di un percorso impegnativo, di circa 120 chilometri, comprendente la salita di Gradilli, con arrivo sulla strada San Giuliano, alla presenza del Podestà del tempo, l’avvocato Nicola Gaglione.

Un folto e numeroso pubblico applaudì il vincitore, Antonio Scuotto, della U.S. Caivanese, il quale, tagliando per primo il traguar­do, inaugurava l’Albo d’Oro della “Coppa Zinzi”.

Le tre edizioni successive furono vinte da Alessandro Lucchetti, miglior ciclista stradista espresso dalla Campania fino ai giorni nostri; e precisamente, l’edizione del 1932 con i colori della “U. S. Caivane­se” e le edizioni del 1933 e del 1934 come rappresentante del “Velo Club Frattese”. In questi anni i dirigenti dell’Unione Marcianise, sulle ali dell’entusiasmo, esploso dopo i successi ottenuti, convinti che l’avvenire dello sport nella nostra città, non solo come spettacolo, ma particolarmente praticato, poteva essere assicurato soltanto con la rea­lizzazione di impianti sportivi, lanciarono un appello per la sottoscri­zione di “azioni” mirate all’acquisto del terreno per la costruzione di un campo sportivo.

L’iniziativa fu recepita non solo da numerosi appassionati di ciclismo, ma anche da quanti, allora pochi, incominciavano ad appas­sionarsi alle vicende del gioco del calcio.

L’importo delle “azioni” sottoscritte fu versato al Comune che, podestà notaio Nicola Gaglione, fece costruire in località “Loriano” il campo sportivo “Progreditur”, ancora oggi l’unico impianto sportivo esistente che comprendeva il campo per il gioco del calcio e la pista per il ciclismo in terra battuta.

E così la quinta edizione della “Coppa Zinzi”, in programma per l’anno 1935, quale gara su strada, a seguito di eventi eccezionali so­praggiunti (la guerra con l’Abissinia), si svolse nel settembre dell’anno successivo, il 1936, su pista con la partecipazione e la vittoria della squadra laziale formata dai velocisti Latini, Gentili, Chiappini e Tocca­celi. Nell’anno 1937 la “Coppa Zinzi”, alla sesta edizione, torna su strada e la vittoria arride ancora una volta ad Alessandro Lucchetti che partecipava, questa volta, con i colori del Dopolavoro “Mater” di Roma. Negli anni 1946 e 1947, dopo una lunga interruzione, dovuta ad eventi bellici, la “Coppa Zinzi” ritorna in pista. Ambedue le edizioni, la Settima — individuale a punti di 45 giri — e la ottava — individuale a punti di 80 giri — sono vinte dal velocista Raffaele Abate.

Furono le ultime due riunioni che si svolsero in pista. Ma lo storia, eterna costante della vita umana, con la spada degli eventi infligge la sua punta negli animi innocenti, giocando col sangue de popolo italiano: è la guerra.

Incubo indelebile, segnò anche la nostra Marcianise.

E la fine di essa, sollievo di una intera generazione, invitav come segno di “rivincita” alla ripresa della “Coppa Zinzi”, negli ani 1946 e 1947, dopo una lunga interruzione durata ben 10 anni!

Importanti ed improcrastinabili decisioni per l’adeguamento di campo di calcio segnarono l’esigenza di ampliamento del rettangolo di gioco, determinando l’eliminazione della pista per il ciclismo.

E dire che il campo sportivo “Progreditur” era stato realizzato su iniziativa e prevalenti sacrifici economici degli appassionati dello sport ciclistico!

Nell’anno 1948 la “Coppa Zinzi” ritorna su strada ed il dilettante Luigi De Lucia se ne aggiudica la Nona Edizione.

Le due successive, la decima e la undicesima, nel 1949 ed il 1950, sono vinte rispettivamente dall’indipendente Antonio D’Amore del “Cral Cirio” e dal dilettante Gennaro Schioppa del “Velo Club Frattese”.

Sono gli anni in cui alla ribalta del ciclismo campano, con Luc­chetti, Abate e D’Amore, figura il nostro concittadino Antonio Albano: i risultati conseguiti, di tutto rispetto, entusiasmarono gli sportivi locali tifosi dello sport delle due ruote. La loro delusione di non vedere iscritto il suo nome nell’Albo d’Oro della Coppa Zinzi è così sintetizza­ta dal giovane Mario Cicelyn, che sarà, poi, giornalista affermato de “Il Corriere della Sera”, nel commento alla “corsa”: “E dov’è mai quel tale Antonio Albano da Marcianise, che invano sognò di vincere la sua corsa, almeno una volta?”.

In tempi successivi, altri due ciclisti locali, Giuseppe Tartaglione e Francesco Dabanella fecero sognare gli sportivi marcianisani.

Con l’anno 1951, presidente dell’U.S. Marcianise, Mimì Capo‑ne, inizia il periodo d’oro della “Coppa Zinzi”, con un susseguirsi di vittorie e di traguardi sempre più prestigiosi. Per un quinquennio la Squadra Azzurra dei dilettanti, accompagnata dal Commissario tecnico della Nazionale, Giovanni Proietti, sarà alla partenza della “Coppa Zinzi” con il campione del mondo in carica.

La dodicesima edizione, anno 1951, in gara il campione del mondo, Gianni Ghidini, ed il campione d’Italia, Carlo Masarati, regi­stra la vittoria del campano Luigi Mastroianni del “Cral Cirio” sull’ az­zurro Gastone Nencini che, da “professionista”, poi, conseguirà molte e brillanti vittorie in Italia ed all’estero, tra le quali un Giro d’Italia e, la più prestigiosa, il Tour de France dell’anno 1960.

La tredicesima edizione, anno 1952, con il laziale Luciano Cian­cola, campione del mondo, in maglia iridata e l’emiliano Vincenzo Zucconelli, campione d’Italia, in maglia tricolore, è vinta dall’azzurro Dino Bruni.

La quattordicesima edizione, anno 1953, in gara il campione del mondo, Riccardo Filippi, che si classificherà al sesto posto, è vinta dal campione d’Italia, Nello Fabbri.

La quindicesima edizione, anno 1954, con alla partenza il cam­pione del mondo, Sante Ranucci, che si classificherà al secondo posto, è vinta da un veterano della “Coppa Zinzi”: l’ex campione d’Italia e più volte “azzurro”, Vincenzo Zucconelli.

La sedicesima edizione, anno 1955, vede ancora alla partenza la Squadra Azzurra. Manca la maglia iridata. Dopo quattro successi con­secutivi, il titolo di campione del mondo non è conquistato da un italiano.

La “Coppa Zinzi” è vinta, ancora una volta, da un “azzurro”: Lino Grassi, della “Rinascita Ravenna”, che ha la meglio sul campano Luigi Mastroianni, vincitore della dodicesima edizione.

I risultati deludenti conseguiti dalla squadra azzurra agli inizi del secondo quinquennio degli anni ’50; l’avvicendamento al vertice della struttura tecnica della Federazione Ciclistica e l’impegno della U.S. Marcianise all’esclusivo potenziamento della squadra di calcio ed al conseguimento di risultati prestigiosi in tale disciplina sportiva, crearo­no le condizioni per un temporaneo disimpegno dal ciclismo.

Nel 1976, moriva il canonico don Pasquale Zinzi, pioniere della classica coppa omonima entrata, ormai, nella cronaca sportiva italiana.

A raccogliere l’eredità del nonno e degli zii, fu lo sportivissimo dottor Domenico Zinzi il quale, nella qualità di presidente della nuova società, rilanciò la gara settembrina, intitolandola “Medaglia d’oro Pasquale Zinzi”, in memoria dello zio scomparso.

La manifestazione fu organizzata per alcuni anni riportando sem­pre notevole successo per la partecipazione di atleti e tifosi.

Agli inizi degli anni ’50, precisamente nel luglio del 1951, gli sportivi appassionati di ciclismo, allora numerosi tra i soci della U.S. Marcianise, nel mentre si gettavano le basi per la valorizzazione della “Coppa Zinzi” — è di quell’anno la prima partecipazione della Squadra Azzurra con il campione del mondo ed il campione d’Italia alla classi­ca di Settembre — ottennero dai loro dirigenti l’organizzazione di una seconda gara ciclistica, riservata alla categoria “allievi”, denominata “Prima Coppa Città di Marcianise”.

Purtroppo, dopo pochi anni, anche questa iniziativa doveva subi­re gli effetti devastanti della “febbre del calcio”.

Per alcuni anni ancora, tale manifestazione, senza una struttura solida alla base, sia pure con una spiegabile discontinuità, riuscì a sopravvivere.

Fu allora che alcuni amici, qualcuno proveniente da vecchie esperienze, come l’anziano Francesco Agrippa, cassiere dell’U.S. Mar­cianise nel 1931, all’epoca della fondazione della Società, il cancelliere Mimì Capone, presidente della rifondata “U.S. Marcianise” ed artefice del rilancio della “Coppa Zinzi” del 1951, Gennaro Agrippa, Vincenzo Capone, Salvatore Delli Paoli e Federico Scialla, questi ultimi giudici di gara “nazionali” di ciclismo, inseriti nelle strutture tecnico‑dirigen­ziali della Federazione, si riunirono in Assemblea il 7 settembre 1978 con altri amici sportivi appassionati di ciclismo e costituirono la “So­cietà Ciclistica Marcianise” allo “scopo di praticare ed incrementare lo sport ciclistico, promuovendo ogni forma agonistica e turistica di atti­vità ciclistica”.

La nuova società, per garantire nel tempo a venire la continuità della gara su strada denominata “Coppa città di Marcianise”, oggi alla sua diciannovesima edizione, ed eventualmente con la possibilità di predisporne delle altre, assunse l’onore e l’onere della sua organizza­zione. La società, vagliata la spettacolarità, trasformerà la corsa cicli­stica, in seguito, in gara “Tipo pista” aperta a più categorie di corridori, allo scopo di preparare l’ambiente a tale tipo di attività.

Erano gli anni in cui Marcianise cominciò a cullare la speranza di potersi dotare di idonei impianti per la pratica dello sport.

Ci sembrò di vivere l’ansia, la passione, la determinazione di quei nostri concittadini di circa mezzo secolo prima, pionieri dello sport a Marcianise, guarda caso, anche allora “patiti” per lo sport della bicicletta, che agli inizi degli anni ’30, sulle ali dell’entusiasmo per il successo delle corse ciclistiche da loro organizzate, con iniziativa “pri‑ vata”, promossero la sottoscrizione di “azioni” mirate all’acquisto del terreno occorrente per la costruzione di un campo sportivo ed indusse­ro la “mano pubblica”, il Comune, a realizzare il “Progreditur”.

Questa volta l’iniziativa partiva dalla “mano pubblica”: l’Ammi­nistrazione insediatasi al Comune nel settembre dell’anno 1975.

Difatti, nel febbraio 1976, il consiglio comunale, ritenendo indi­spensabile ed indilazionabile l’indicazione di un’area per la realizza­zione di impianti sportivi, per poter usufruire adeguatamente della possibilità di finanziamenti offerta dalla legge Lo Bello, in data 24, approvò la “variante al Piano Regolatore Generale” per zone da desti­nare ad attrezzature sportive. Variante che il presidente della Giunta regionale della Campania, con decreto n. 4341 del 12 novembre 1977, “Approva”.

Si bruciano le tappe: in data 9 febbraio 1978, il Consiglio comu­nale, con delibera n. 31, dà mandato ai tecnici, ingegner Paolo Garroni e all’architetto Mariapia Saggese, di redigere il Progetto ‑Esecutivo Generale del complesso da realizzarsi nel Comune di Marcianise, com­prendente quello di 1º stralcio di lire cento milioni finanziati a seguito dei benefici della legge regionale n. 20 del 1974.

Trascorrono appena 40 giorni dall’affidamento dell’incarico ai progettisti quando il Consiglio comunale, nella seduta del 20 marzo 1978, con delibera n. 75, decide di

‑ approvare il progetto esecutivo del velodromo ed altre attrez­zature sportive per l’ammontare complessivo di lire 942.177.600;

— provvedere al finanziamento dell’opera in base alla normativa prevista dalle Leggi Regionali n. 20 del 1974 e n. 56 del 1975;

— invocare i benefici di cui alla legge “Lo Bello” n. 788 del 27 dicembre 1975;

— delegare il sindaco pro‑tempore e la Giunta Municipale ad adottare tutti i provvedimenti conseguenziali.

L’iter burocratico viene completato in tempo da record!

Il Comune di Marcianise, riguardo alla copertura finanziaria per la realizzazione dell’impianto, viene ammesso al godimento dei bene­fici previsti dalla legge regionale n. 20 del 1974.

La Regione interviene con l’erogazione di un contributo in conto capitale di lire 150 milioni, pari a circa il 50% dell’importo complessi­vo di lire 300 milioni, provvedendo direttamente, con proprie delega­zioni, alla garanzia del mutuo del restante 50% della spesa ammessa.

L’istituto per il credito sportivo assicura, da parte sua, la conces­sione di un mutuo di lire 792.178.000 di cui lire 642.178.000 alle condizioni ordinarie e lire 150.000.000 con garanzia della Regione.

La copertura finanziaria per la realizzazione dell’intero progetto è, quindi, assicurata.

Si ritiene che si possa lavorare speditamente alla realizzazione del complesso sportivo ma, come si suol dire, “il diavolo ci mette le corna”.

E il “diavolo” si presenta nelle vesti dell’approvazione di un deliberato del Consiglio Regionale che, con legge Regionale n. 51 del 31 ottobre 1978, fissa la “Normativa Regionale per la programmazio­ne, il finanziamento e l’esecuzione di lavori pubblici e di opere di pubblico interesse, snellimento delle procedure amministrative, dele­ghe ed attribuzioni agli Enti locali”.

Questa legge, che nelle intenzioni del legislatore regionale, avrebbe dovuto, tra l’altro, snellire le procedure ed agevolare i compiti degli amministratori locali, si rilevò subito negativa per quei Comuni, come Marcianise, che avevano già completato l’ iter burocratico della pratica e conseguita la copertura finanziaria per la realizzazione del­l’opera.

Il Consiglio comunale di Marcianise, dunque, a distanza di oltre un anno dall’approvazione del Progetto esecutivo del velodromo ed altre attrezzature sportive, dovette riunirsi di nuovo per il riesame del Progetto, ai sensi della citata Legge regionale n. 51 del 1978.

Ciò che fece il 10 aprile 1979.

In questa seduta, con delibera n. 191, il Consiglio comunale riconferma il progetto tecnico esecutivo per l’importo complessivo di lire 942.177.600, così come nella seduta del 20 marzo 1978, delibera n. 95 e fissa i termini di espropriazione dei terreni e il sistema di aggiudi‑ cazione dei lavori; fissa i termini di inizio e di ultimazione dei lavori:

inizio entro due mesi dall’aggiudicazione dei lavori, compimento entro 30 mesi.

Il tempo intercorso tra la prima e la seconda approvazione del progetto, oltre un anno, senza variazione alcuna di carattere tecnico e conseguente conferma dell’importo complessivo del costo dell’opera, ebbe riflessi negativi sui tempi di realizzazione e costo dell’impianto.

La situazione, già compromessa, riceve ancora un durissimo colpo, questa volta non per mano dell’uomo, bensì di un evento impre­vedibile: il terremoto del 23 novembre 1980.

Il Governo, di fronte al disastro procurato dal sisma in alcune zone della Campania e della Lucania, emana norme antisismiche alle quali sia i cittadini che gli enti pubblici e privati debbono attenersi nella realizzazione di nuove opere.

I progettisti, pertanto, sono chiamati a ridisegnare le strutture portanti del velodromo, adeguandole alle nuove norme antisismiche.

Ed, intanto, i costi dell opera crescono vertiginosamente. E quanto più essi crescono a causa della svalutazione della lira, delle continue revisioni di prezzi e varianti al progetto in corso d’opera, diventa sempre più difficile reperire nuovi fondi e più si allontana nel tempo il completamento del velodromo e l’esecuzione di altre attrezza­ture sportive previste.

L’importo complessivo per la completa realizzazione dell’im­pianto passa dalle iniziali 942.177.600 lire del 1948 alle successive somme di 1 miliardo ed 830 milioni ed ancora, a 2 miliardi trecentoses­santacinquemila milioni, fino ad arrivare, ai giorni nostri, ad una previ­sione di spesa ancora occorrente di oltre 1 miliardo e 500 milioni per la definitiva realizzazione.

Si è sempre in attesa di nuovi fondi da diversi enti: Regione, Provincia, C.O.N.I., F.C.I., che, più  volte promessi non arrivano.

Allo stato di fatto bisogna battere con più insistenza la strada della “Regione” ora che un comprovinciale, per la prima volta, il dottor Enzo Cappello, ricopre l’incarico di Assessore allo Sport alla Regione Campania.

E non in virtù di uno stolto campanilismo a cui la comunità marcianisana non ha mai ricorso, ma per rendere giustizia ad un Comu­ne che nel lontano 1976,  come detto in precedenza, per accedere ai benefici previsti dalla legge “Lo Bello”, adottò una variante al Piano Regolatore Generale per zone da destinare ad attrezzature sportive. Cosa che fecero solo pochi Comuni della Campania!

E così, avendo adeguato il piano urbanistico della città alle esi­genze di carattere sportivo, si poté dar corso alle procedure per l’acqui­sizione dei pareri favorevoli degli Enti interessati e dare il “via” al Progetto per la realizzazione del velodromo ed altri impianti sportivi che, come detto innanzi, venne approvato dal Consiglio comunale nella seduta del Consiglio comunale del 1978 con delibera n. 95.

E, a tal proposito, è bene ricordare che gli Amministratori del tempo non si mossero in una sola direzione: avanzarono, infatti, alla Giunta Regionale richiesta per la costruzione di una Piscina coperta con fondi della Cassa per il Mezzogiorno, ai sensi della Legge 27 dicembre 1975 (Legge Lo Bello).

Acquisita al protocollo del Comune n. 20261 in data 18 dicem­bre 1976, perviene l’adesione, con la seguente lettera, dell’Assessore allo Sport della Regione Campania:

“Si comunica che con deliberazione n. 180 adottata dalla Giunta regionale nella seduta del 9 novembre 1978 è stato approvato l’elenco della priorità delle attrezzature ed impianti sportivi da pro­porre alla Cassa per il Mezzogiorno. In detto elenco codesto Comune è stato incluso per il seguente impianto: PISCINA COPERTA. Firmato Avv. Carmelo Conte.

Precedentemente, con atto n. 55 del 31 luglio 1967, il Consiglio comunale aveva deliberato la “Cessione gratuita all’Amministrazione Provinciale del suolo necessario per la costruzione di una piscina in questo Comune, a seguito dell’impegno assunto dal suo Presidente, prof. Manfredi Bosco, impegno, peraltro, che si rileva dalle sue dichia‑ razioni programmatiche”.

Anche questa volta il “Diavolo ci mette le corna”.

La realizzazione non ebbe seguito, poiché, con la sopraggiunta epidemia del colera, che investì la Campania, i fondi previsti dalla legge “Lo Bello” per la costruzione di impianti sportivi, con decisione del Parlamento, vennero impegnati per la realizzazione di opere igieni­che. Ci risulta che, alcuni anni dopo, del problema “Piscina” se ne fece carico l’Assessore regionale, rag. Domenico Ievoli, ottenendo promes­sa di finanziamenti per lire 2 miliardi.

La pratica, per motivi che ancora ci sfuggono, non ebbe seguito. Marcianise per il Ciclismo, come per il Pugilato, di cui diremo subito dopo, vanta una tradizione di tutto rispetto.

E’ quanto emerge dalle “note” che precedono, frutto di ricordi e consultazione di atti che il sottoscritto, “cronista” improvvisato, ha voluto trasmettere ai suoi concittadini.

Nell’illustrare le caratteristiche del velodromo, per la parte che attiene ai dati tecnici, mi soffermerò, particolarmente, sullo sviluppo della pista. L’esperienza maturata nel corso degli anni, nello svolgi­mento delle funzioni di Commissario Internazionale dell’Unione Cicli­stica Internazionale, mi indusse a preferire, nella fase di progettazione dell’opera, un “anello” più breve della misura indicata nel Regolamen­to Tecnico della U.C.I.

Scelta che, in seguito, andrà sempre più affermandosi.

Ubicazione ‑ Il velodromo è ubicato allo svincolo dell’asse at­trezzato di Marcianise.  E’ facilmente raggiungibile percorrendo la stra­da provinciale Marcianise – Casapuzzano – Succivo ‑ Aversa, ma anche e soprattutto servendosi dello svincolo autostradale di Caserta Sud‑Mar­cianise, ove è agevole arrivare oltre che da Napoli, anche da Salerno, Benevento ed Avellino.

Motivo essenziale, questo, che ne determinò la localizzazione nell’area destinata ad attrezzature sportive a seguito della variante al P.R.G. comunale resa operante dalla delibera n. 3018 della G. R.C., adottata in data 1 aprile 1977, e decreto n. 4341 del 12 novembre 1977

del Presidente della G.R.C.

Funzioni ‑ Le funzioni che dovrà assolvere questa attrezzatura’ multipla sono di due ordini: l’uno a livello agonistico‑spettacolare; 1 altro, a livello impianto‑scuola ed attività di esercizio.

Per la prima funzione, il velodromo è di interesse regionale e, ovviamente, utilizzabile anche su scala nazionale ed internazionale.

Per la seconda funzione consentirà la creazione di una scuola di ciclismo su pista, con un raggio di influenza a carattere regionale.

La molteplicità e varietà di uso dell’opera ne consentirà una utilizzazione a tempo pieno, ben “ripagando” i costi di tale investimen­to sociale.

Attrezzature

a) un velodromo dello sviluppo di mt. 285,714;

b) una pista anulare per atletica leggera dello sviluppo di mt. 250 a quattro corsie;

c) un’ area polivalente contenuta all’ interno di tale pista, di dimen‑ sioni di circa mt. 36 x 86.

Tale superficie può contenere:

  • un rettilineo di mt. 60 a 6 corsie, per corse veloci;    Cs
  • tre e più campi polivalenti per basket, pallavolo, pallamano, ecc.;
  • aree destinabili ai salti in elevazione ed in estensione.

Nel 1979, nella fase di progettazione di un velodromo a Marcia­nise fui convinto sostenitore dello sviluppo della pista di mt. 285.714 poiché sul piano dello spettacolo — e il ciclismo su pista è uno sport altamente spettacolare — lo sviluppo di mt. 285.714 è quanto mai indicato.

Qualche dubbio in merito, derivatomi dalla conoscenza del Rego­lamento Internazionale U.C.I., che non consente l’organizzazione di campionati del Mondo seniores ed Olimpiade su pista di tale sviluppo, in quanto la normativa in vigore richiede la lunghezza della pista di mt. 333,33, venne fugato dal Segretario Generale della F.C.I., il compianto Giuliano Pacciarelli, che, in riscontro ad una mia richiesta, scriveva:

“… esprimiamo la nostra approvazione circa le soluzioni pro­poste, in specie per quanto concerne lo sviluppo della pista di mt. 285,714”.

“Inoltre — continuava — c’è da rilevare che precedenti esperi­menti in tal senso sono stati realizzati in altre piste del mondo, tra cui i velodromi olimpici di Monaco e di Montreal: i risultati tecnici agoni-

stici ottenuti in quegli impianti sono stati rilevanti”.

Deroghe, poi, vi sono state anche per i Campionati del Mondo Seniores, ultimo quello svoltosi l’anno scorso a Stoccarda.

A tal proposito, all’indomani della conclusione dei campionati di Stoccarda, ove i risultati ottenuti dall’Italia, particolarmente quelli riguardanti l’inseguimento, non furono per nulla esaltanti,; si sviluppòun vivace dibattito, lamentando i più la carenza in Italia di “anelli” di piccolo sviluppo.

E anche quest’anno, a seguito dei deludenti risultati dei velocisti italiani ai Campionati Mondiali per professionisti, svoltisi in Spagna sulla pista di Valencia, il discorso sulla carenza di impianti e dell’ina­deguatezza dei pochi esistenti, è riesploso con accresciuta violenza.

Questa volta è il presidente della federciclismo Agostino Omini che, in una conferenza stampa, dopo aver tuonato contro il disinteresse della Lega Professionisti nei confronti dell’attività su pista ed eviden­ziato che l’Italia continua a non avere alcun velodromo coperto, per cui i nostri pistard, inattivi durante l’inverno, partono penalizzati rispetto a tutti gli altri, punta l’indice contro il Comune di Milano. Questa è una vergogna! — dice. Non c’è una città europea meno attenta alle strutture sportive. Da anni la federazione ha messo in bilancio la costruzione del velodromo di via Ovada, con una pista di 250 metri, ma l’Amministra­zione comunale continua a rimandare il nulla osta. Appena ci daranno il “via” costruiremo in due anni la struttura a nostre spese.

E dire che, con un po’ di buona volontà da parte di tutti, il velodromo di Marcianise, una volta ultimato, costituirebbe l’unico esemplare, dalle caratteristiche oggi richieste, esistente in Italia.

Al di là del fattore tecnico‑spettacolare, al momento della pro­gettazione, ci sostenne la previsione che lo sviluppo della pista di mt. 285,714 avrebbe favorito, in un domani non lontano, la copertura dell’impianto, realizzando, così, il Palazzo dello Sport.

Quella previsione, in presenza dei progressi enormi realizzatisi nel campo dell’impiantistica sportiva, dell’evolversi del ciclismo spet­tacolo in pista da noi previsto nel lontano 1978, potrebbe diventare, in tempi brevi, una realtà.

Per quanto riguarda l’area polivalente contenuta all’interno della pista è prevista la pavimentazione completa con materiale sportivo elastico utilizzabile con ogni tempo e sarà aperta a qualunque uso, ivi comprese manifestazioni non sportive e potrà mutare di destinazione semplicemente con una diversa segnatura delle aree di gioco o lo spostamento di attrezzi.

I servizi per le attrezzature sportive consistono in un sottopas­saggio carrabile per l’accesso in pista dall’esterno, di volta in volta utilizzabile dai ciclisti per arrivo di gare su strada; per i podisti per arrivi di corsa o di marcia su strada; per ingressi di sfilata, inaugurazio­ne di gare sportive, o dal pubblico quando utile.

Questo stesso sottopassaggio disimpegna tutti i collegamenti per atleti e per giudici di gara fra esterno, servizi e pista.

Spogliatoi per il ciclismo, quattro grandi e quattro medi, con servizi igienici; sala rulli e muscolazione, per ciclisti o atleti; officina meccanica per le biciclette; area di sosta coperta per atleti; spogliatoi per giudici; sala stampa; spogliatoi per l’atletica leggera, basket e sport similari; direzione; bar; custode; depositi e magazzini vari; centrale termica; locale ENEL.

Le sale stampa e giuria e, nel caso anche gli spogliatoi, fruiscono di un collegamento diretto con la tribuna, nella zona prospiciente i

traguardi.

I servizi per il pubblico consistono essenzialmente in una tribuna per oltre mille spettatori, restando la possibilità di realizzare una ulte­riore tribuna lungo il rettilineo opposto.

In tale tribuna vi troveranno posti “riservati”: autorità, stampa e giudici, oltre al fotofinish ed eventuali cabine radio‑tv. I servizi igienici necessari per la prima tribuna sono ubicati al di sotto del rettilineo di arrivo.

Intanto, è opportuno evidenziare che nel corso del 1991 la Socie­tà Ciclistica Marcianise, rinnovata nella sua struttura societaria, accre­sceva il suo patrimonio organizzativo con lo svolgimento, sia nel 1991 che nel 1992, delle “Prima” e “Seconda” Passeggiata Ecologica “Mar­cianise in Bicicletta”; il “Primo” e “Secondo” Raduno Ciclosportivo “Città di Marcianise”, la “Prima Gara Sociale” e la “Seconda Gara Intersociale Santissimo Sacramento ‑ San Simeone Profeta”. Organi­zzazione del Campionato regionale Campano anno 1992 delle catego­rie “Esordienti”.

Nel contempo, una nuova società ciclistica, la S.C. Velodromo, sorta        agro nel 1991 dalla fusione con altra dell’a            aversano , nel 1991 e ’92, in occasione dei festeggiamenti in onore del S. Crocifisso, viene ad arricchire il patrimonio ciclistico marcianisano con l’organizzazione di gare  tipo          pista.

Marcianise anche per il pugilato vanta una tradizione di tutto rispetto. L’attività pugilistica inizia nel lontano 1945, sotto la guida dell’insegnante Clemente de Cesare.

La sua palestra è frequentata da decine e decine di ragazzi che ben presto si affermano in campo regionale e nazionale.

I migliori pugili della sua “covata” furono senza dubbio Antonio Ievoli e Salvatore Bizzarro.

Quest’ultimo, quando il suo maestro lascia il pugilato, ne prende il “testimone” e tiene la fiaccola accesa fino al 1960 quando inizia, purtroppo, anche per il pugilato, un periodo di stasi che si protrae per circa un decennio.

Si riprende l’attività nell’anno 1968, sempre sotto la guida esper­ta del maestro Salvatore Bizzarro.

E’ il periodo dei pugili Antonio Maltempo, campione italiano dilettanti, Pasquale Arini, Angelo Bizzarro, Pasquale Magno, Campio­ne italiano Novizi, Domenico Musone, Procolo Bizzarro, ancora in attività, tutti passati al professionismo.

Intanto alla fine degli anni ’70, Felice Zinzi, fonda la “Boxe Zinzi”, maestro ancora Salvatore Bizzarro: una palestra che ha dato al pugilato italiano valorosi atleti dilettanti.

Dal 1987 è Presidente della “Boxe Zinzi” il dottore Domenico Zinzi. La Società fa un salto di qualità: numerosi i pugili che conseguo­no risultati di rilievo, per tutti ricordiamo Tommaso Russo, Campione del Mondo dei pesi medi nel ’91 a Sidney, ancora in carica, e sfortuna­to partecipante alle Olimpiadi del 1992 a Barcellona.

In riferimento al ciclismo, forse fu proprio il nuovo impegno degli Zinzi nel settore pugilistico che determinò la cessazione della popolare corsa marcianisana che tanto entusiasmo aveva suscitato tra le folle della Campania e dell’intero Meridione d’Italia.

Frattanto nel 1978 si costituisce una seconda società pugilistica: la “Excelsior Marcianise”, animatore Mimmo Brillantino, insegnante di pugilato, ottimamente coadiuvato dal suo “secondo” Mimì Iodice.

Un sodalizio sportivo costituito da capaci dirigenti‑sostenitori, quali Antonio Trombetta, Franco Di Giacinto, Antonio Tartaglione (tanto per citare i più impegnati) e da uno staff tecnico che, unendo il loro sforzo (è doveroso evidenziare che il maestro Brillantino ha inter­rotto la sua carriera di sottufficiale dell’Aeronautica Militare per pro­porsi a tempo pieno), hanno saputo non solo raccogliere i risultati appresso indicati, ma anche offrire un’alternativa in positivo alla gio­ventù locale che, specialmente prima degli anni ottanta, non aveva molte possibilità di seguire corretti indirizzi.

Questa funzione sociale, unitamente al conseguimento dei risul­tati tecnici, è un po’ il vanto della Excelsior Boxe che, quotidianamen­te, si sente vicino alle nostre associazioni impegnate a creare migliori condizioni di vita. Infatti numerosi sono i giovani atleti che, una volta appesi i guantoni al classico chiodo, hanno ricevuto dalla Società Excelsior Boxe Marcianise l’aiuto necessario per inserirsi nel mondo del lavoro!

Numerosissimi i risultati prestigiosi conseguiti, già evidenziati, nel dicembre ‘ 86, dal giornalista Franco Esposito de “Il Mattino” con un articolo intitolato: “Banca Titoli? In Campania l’unica sede”.

Elencarli tutti sarebbe impossibile; ci limitiamo ai più importanti:

1980 ‑ Domenico Raucci, campione d’Italia Dilettanti; Pasquale Magno vice campione italiano Dilettanti.

1981 ‑ Giuseppe Perrella, Medaglia d’Oro al Torneo Nazionale di Spoleto; Giuseppe Zarigno, campione nazionale Novizi; Vincenzo Fretta, campione italiano dei “Giochi della Gioventù”, Angelo Muso­ne, Medaglia d’Oro al Torneo Nazionale di Spoleto; Pasquale Magno, vice campione italiano Dilettanti.

1982 ‑ Savatore Ferraro, campione italiano Novizi; Mario Di Lernia, campione italiano Dilettanti (16 anni, il più giovane dei parte‑ cipanti); Domenico Raucci, campione italiano Dilettanti; Angelo Musone, Medaglia d’Oro ai Tornei Internazionali di Polonia, di Grecia, d’Italia e d’Ungheria.

1983 ‑ Mario Di Lernia, Medaglia d’Oro ai Tornei Internazionali di Senigallia, Angelo Musone; campione italiano Dilettanti.

1984 ‑ Angelo Musone, Medaglia d’Oro ai Tornei Internazionali di Jugoslavia e di Germania e Medaglia di Bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles; Giuseppe Perrella, vice campione italiano Dilettanti.

1985 ‑ Domenico Biffone, campione italiano Canguri; Antonio Miccolo, campione italiano Canguri; Giuseppe Munno, campione ita­liano dei Novizi; Francesco Biffone, Medaglia d’Oro ai Tornei Nazio­nali di Cecina, di Piombino, di Bologna; Mario Di Lernia, campione italiano Dilettanti.

1986 ‑ Antonio Pasquini, campione italiano “Giochi della Gio­ventù”; Giuseppe Pasquini, campione italiano Canguri; Domenico Bif­fone, campione italiano Novizi; Mario Di Lernia, campione italiano Dilettanti.

1987 ‑ Michele Comando, campione italianoCanguri; Pietro Moretta, Campione italiano Canguri; Giuseppe Pasquini, campione italiano Novizi A e Novizi B; Giuseppe Munno, Medaglia d’Argento al quadrangolare d’Austria; Mario Di Lernia, Medaglia d’Argento al Tor­neo Internazionale di Mestre.

1988 ‑ Antonio Pasquini, Matteo Tartaglione, Vincenzo Spara­co, Salvatore Munno, tutti, campioni italiani Canguri; Giuseppe Pa­squini, Medaglia d’Oro al Torneo Internazionale di S. Teresa di Gallu­ra e Nazionale di Savona; vincitore nel confronto a squadre Italia‑Inghilterra ed Inghilterra‑Italia; Domenico Biffone, vice campione eu­ropeo juniores; Pasquale Buonanno e Pietro Moretta, campioni italiani dei Novizi A e B.

1989 ‑ Pasquale Buonanno e Michele Delli Paoli, campioni ita­liani Canguri; Domenico Biffone, Medaglia d’Oro al Torneo Interna­zionale di S . Maria di Gallura e di Polonia; Pietro Moretta, Medaglia d’Oro al Torneo Internazionale di Jesi; Giuseppe Pasquini, Medaglia d’Oro al Torneo Internazionale di Polonia;

1990 ‑ Franco Delli Curti, Gerardo Doppietta, Michele Pasquini, campioni italiani Canguri; Michele Delli Paoli, campioni italiani Novi‑ zi; Pasquale Buonanno, (dil.), Medaglia d’Oro ai Tornei Nazionale di Assisi e di Acqui Terme; Salvatore Munno, Medaglia d’Oro ai Tornei Nazionale di Abbiategrasso e di Assisi; Giuseppe Pasquini, Medaglia d’Oro ai Tornei Internazionali di Alghero, Medaglia di Bronzo ai Campionati Mondiali Juniores di Lima (Perù).

1991 ‑ Domenico Biffone, campione mondiale delle Forze di Polizia, vice campione italiano Dilettante la serie; Pasquale Buonanno, Medaglia d’Oro al Torneo Internazionale di Polonia, campione italiano Dilettanti la serie; Salvatore Munno, Medaglia d’Oro al Torneo Inter­nazionale di Polonia e Nazionale di Cagliari e Spoleto; Giuseppe Pa­squini, Medaglia d’Oro al Torneo Internazionale del Belgio, campione italiano Dilettante 1 a serie; Antonio Pasquini, Medaglia d’Oro al Torneo di Rozzano.

1992 ‑ Colletta Giancarlo, campione italiano dei Giochi della Gioventù di Pugilato; Salvatore Munno, Medaglia di bronzo, peso Super Welter, ai Campionati Europei Juniores di Scozia ‑ Medaglia d’Oro al Torneo Juniores di Alghero.

Al termine del primo quinquennio degli anni trenta Marcianise, come abbiamo già detto, con il “Progreditur” ha il suo campo di calcio, al centro di una pista per il ciclismo. I giovani alle prime armi nella pratica del gioco del calcio, partecipano con una squadra locale al campionato di propaganda, orga­nizzato dalla sezione provinciale di Caserta della F.C.I.

I risultati, all’inizio, non sono soddisfacenti. L’entusiasmo, però, non manca e, nel periodo tra le due guerre, quelle con l’Abissinia e la seconda guerra mondiale, negli anni 1938/1939, si partecipa al campio­nato federale di seconda divisione.

Era il tempo in cui ai campionati di calcio di serie A, B e C nazionale seguiva il campionato regionale di prima e seconda divisione e di propaganda a livello provinciale.

La squadra viene rinforzata con elementi che vengono da fuori e tra questi spiccano Di Rienzo, Bovienzo, Russo, Amabile che portaro­no l’entusiasmo del pubblico alle stelle.

Ben presto la guerra smorza tutti gli entusiasmi ed inizia una stasi nell’ambito delle organizzazioni sportive che si protrae fino al 1945, al termine delle ostilità belliche.

Intanto, a Marcianise, sotto la spinta dell’avvocato Alfredo Mele, che veniva da fuori . ed aveva sposato una marcianisana, sorge una sezione della F.U.C.I. (Federazione Universitaria Cattolica Italiana) che organizza una squadra di calcio.

Manca tutto! Si recuperano alcune paia di scarpe di calcio usate; con sacrifici personali si comprano delle altre; si recuperano maglioni neri, usati dagli “avanguardisti” nel periodo fascista, riciclati con una vistosa stella bianca al petto; le “mutandine” (offerta e… patrimonio di ciascun giocatore) e… si parte!

Agli inizi del 1950 risorge la “U.S. Marcianise”.

Un anno di “purgatorio” nella seconda divisione e, subito, nel 1951/52 partecipazione al Campionato Campano di prima divisione. Si allestisce una squadra competitiva sospinta dall’entusiasmo degli spor­tivi e sostenuta, anche con il contributo economico, dall’Amministra

zione Comunale. Un ulteriore anno di permanenza nel Campionato di prima Di­visione e nell’anno 1953/54 si vince il Campionato Campano‑Molisa­no di prima divisione tropo un entusiasmante spareggio, con partite di andata e ritorno, con la molisana “U.S. Ururi”, conquistando l’ammis­sione al Campionato di Promozione.

Il Campionato di Promozione vede protagonista la squadra marcianisana dal 1954/55 al 1959/60 poi, un lungo periodo di inattivi­tà, ravvivato a sprazzi da tornei rionali e da formazioni partecipanti a campionati minori.

Al termine degli anni ’70, il giovane ed intraprendente sportivo Emilio Buonpane rileva dall’U.S. Marcianise la squadra di calcio par­tecipante al Campionato Campano di prima categoria.

L’anno successivo, siamo al 1980, lancia nell’agone sportivo la RIFO SUD che, nel breve periodo di attività, consegue la vittoria nel Campionato Campano di Promozione (1981‑82) e un prestigioso se­condo posto nel Campionato Interregionale di calcio (anni 1982‑83 e 1983‑84).

Agli inizi degli anni ’90, a seguito degli insediamentip roduttivi della “Barilla” sul nostro territorio e grazie all’impegno del dottore Piero Trombetta, che diventerà, poi, il Presidente, si costituisce una nuova società calcistica: la “Barilla Sud” che disputa un brillante Campionato di “Eccellenza” 1991/92, conseguendo il terzo posto in classifica.

Grazie al potenziamento della squadra, particolarmente di qual­che reparto che non si era particolarmente distinto, la `Barilla” affron­ta, poi, il Campionato di “Eccellenza” 1992/93 con ottime possibilità di promozione al Campionato Italiano Dilettanti.

Anche lo sport meno corale e spettacolare ha i suoi fans ed i suoi militanti; palestre di ginnastica artistica e di atletica, di judo e per la pratica della pallavolo. Proprio per quest’ultima specialità, l’anno 1986 ha fatto registrare un deciso passo in avanti: la promo zione della massima compagine locale al campionato della sere na­zionale “B”.

Le potenzialità umane dei nostri giovani, ampiamente documen­tate in questa rassegna, per quanto riguarda alcuni sports, hanno avuto la possibilità di emergere poiché, comunque, si son potute utilizzare lai         strutture, sia pure provvisorie ed inidonee ad accogliere un maggiorpotenziali di otenziali atleti.

Ciò è avvalorato dal fatto che, quando i nostri giovani, per assoluta carenza di impianti, non potendo praticare “in loco” lo sport preferito, sono stati costretti ad “emigrare” verso altri Comuni, forniti di valide strutture sportive, abbiamo assistito all’emergere delle poten­zialità umane, cui innanzi abbiamo fatto cenno.

E’ il caso di alcuneragazze, nostre concittadine, che volendo praticare lo sport della Pallanuoto, decisero di farlo con la Società “Volturno” di S. Maria C. V.

Per tutte citiamo il “Palmares” di due di esse, che sono risultate determinanti al conseguimento dei risultati strepitosi ottenuti dalla loro società:

— Nicoletta Abbate, capitano della squadra, campionessa italiana di Pallanuoto femminile per sette anni consecutivi; due vittorie di Coppa Italia; un secondo posto in Coppa dei Campioni; Componente della Squadra Nazionale Femminile di Pallanuoto;

— Rosalba Carrino, campionessa europea con la Squadra Nazio­nale femminile Juniores di Pallanuoto; sette Scudetti tricolori, due Coppe Italia.

E’ facile prevedere che, con la realizzazione di impianti sportivi in questo Comune e, contemporaneamente, con una accorta, incisiva ed urgente politica per i giovani, risultati positivi verrebbero, certa­mente, anche da altri sports.

Questa, oltretutto, è l’unica strada da perseguire se si vuole eliminare o ridurre la “devianza giovanile” che, purtroppo affligge anche la nostra comunità.

1993: Arriva il  Giro d’Italia

E nel 1993 l’arrivo a Marcianise di una tappa del Giro d’Italia corona le aspirazioni dei tanti appassionati di ciclismo. La notizia ‑ seppure anticipata con dovizia di particolari dall’amico giornalista Fe­derico Scialla sulla edizione di Casertà de “Il Giornale di Napoli” ‑ viene resa nota ufficilamente proprio mentre andiamo in macchina con la parte sportiva del presente volume.

In tempo, però, perché l’avvenimento sia registrato: si tratta della tappa Scanno‑Marcianise.

La corsa ‑ regina delle competizioni ciclistiche nazionali, di quelle che esercitano tanto fascino, e che la 76esima edizione, grazie soprattutto all’assessore regionale al Turismo, Sport e Spettacolo, il conterraneo onorevole Enzo Cappello e, naturalmente, all’Amministra­zione comunale, faccia tappa nella nostra città, costituisce davvero un riconoscimento al merito sportivo per la intera Marcianise. La nostra Marcianise che, anche da questa manifestazione, trae l’auspicio che il suo velodromo perda presto la qualifica di “incompiuto”.

Vincenzo Capone

 Cfr. Marcianise Ieri e Oggi 1993, Seconda Edizione curata da Federico Scialla, pp.185-219

Divulgazione a cura di Risvegli Culturalti in data 25 ottobre 2012.

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