IL RECUPERO DELLA MEMORIA STORICA DI SAVERIO MEROLA – Un popolare uomo politico di Marcianise e della provincia di Terra di Lavoro.

Questo  recupero dell’ “Elogio” funebre scritto dall’Avvocato Emanuele Finelli e letto in occasione dei funerali dell’ illustre figura di Saverio Merola, (Marcianise 1882 e 1960);  cfr. Opuscolo “Ricordi di Saverio Merola, pp-13-15, Ed.1970;  il Finelli ci fa conocere i valenti impegni  politici ed ammistrativi del Merola, che a tutt’oggi onorano la città di Marcianise e la provincia di Terra di Lavoro.

 “L’ESTREMO SALUTO PORTO ALLA SALMA Dl SAVERIO MEROLA

Signori,

non sembri strano che proprio io, legato a Saverio Merola da vincoli che vanno al di là di una semplice amicizia, prenda la parola in questa mesta circostanza. Non tesserò l’elogio funebre dell’Uomo che pur tante benemerenze seppe conquistare in vita, ma da buon cittadino, uno fra tanti, mi limiterò a ricordarLo a voi e, nella speranza ‑ che è quasi certezza ‑ di interpretare i sentimenti di voi tutti, porgerò alla Salma un doveroso e deferente saluto.

Era un figlio del popolo e tale si compiacque sempre qualificarsi: atteggiamento comprensibile e, in pari tempo, lodevole di chi, cresciuto lontano dagl; agi derivanti dalla ricchezza, aveva imparato ad amare il lavoro non solo perché mezzo di sostentamento, ma sopratutto perché ineguagliabile strumento per onorare Se stesso e i Suoi congiunti.

Suo ideale costante fu il lento ma progressivo rinascere del popolo, nell’ambito dell’ordine e della legalità, e per questo Suo ideale diede il meglio di Se stesso: le forze dell’intelletto, la Sua giovinezza, la par­tecipazione attiva a tante e tante competizioni, tutto offrì con ardore sem­pre giovanile e, quando tristi eventi Io richiesero, non esitò a sacrificare la Sua stessa libertà subendo impavido esilio politico e carcere. In un’epoca in cui facile Gli sarebbe stato conseguire favori e ricchezze ‑ e tanti, rivedendo le proprie posizioni, scelsero a cuor leggero la via del facile successo ‑ Egli seppe restar fedele al Suo ideale, appartan­dosi in attesa di giorni migliori, sopportando con lodevole senso di abne­gazione le persecuzioni più ostinate che talvolta posero in pericolo addirittura la Sua personale incolumità.

L’amore per la Città che Gli diede i natali non ebbe limiti: i miei per­sonali ricordi non sono sufficienti per dire adeguatamente su questo punto, ma voi che siete qui con me ed a me vi associate nel renderà a Lui l’estremo saluto, foste testimoni di tanto amore. La Città, del resto, reca tracce indelebili della Sua fattiva opera, tracce che si rilevano  persino nell’’estrema dimora che ora sta per accoglierLe, perché sacro fu per Lui il culto alla memoria dei nostri antenati, così come ardente fu taarnore che egli sempre nutrì ,per tutti i concittadini.

Fu un amministratore onesto. Per un non breve periodo di tempo fu. per antonomasia, il Primo Cittadino di Marcianise e quando, per volontà dell’elettorato, l’onore e l’onere di reggere le sorti del Comune passarono ad aitre mani, Egli conservò il Suo posto di Consigliere Co­munale e da quel posto, mediante un’opposizione costruttiva scevra daqualsiasi preconcetto, continuò ad offrire il Suo generoso e disinte­ressato contributo per il benessere della cittadinanza. Quando nel 1956, dopo le elezioni amministrative, si ritirò a vita privata, ci parve che nel Consiglio Comunale si creasse un vuoto. Ci eravamo così abituati a ve­derLo nell’aula destinata alle sedute pubbliche, che la Sua assenza infuse a tutti un senso di intimo disagio. Persino i Suoi avversari non seppero astenersi dall’esprimere un tale sentimento, sicché la Stampa locale, fa­cendo eco all’opinione pubblica, ebbe allora a scrivere che nella storia del Comune di Marcianise il ritiro di Saverio Merola costituiva la fine di un’epoca!

Egli visse col popolo e per il popolo e l’amore che il popolo nutrì per Lui costituisce oggi il Suo miglior vanto ed un conforto inestimabile per i Suoi congiunti. I quali devono essere orgogliosi di questo attestato unanime di stima, riassunto egregiamente nelle parole espresse ieri da un valoroso professionista di Marcianise oggi residente altrove, avver­sano accanito dei tempi passati, ed ora raccolto in un deferente silenzio davanti alla Sua Salma.

Della Sua vita tanto’ movimentata ricorderò un episodio rimasto particolarmente impresso nella mia mente, un episodio dei quale noi giovani, allora adolescenti, fummo testimoni e che io raccomando alla meditazione di quelli più giovani, perché apprendano fino a che punto ramore per i propri simili abbia spinto un Uomo all’abnegazione ed al sacrificio. Era il pomeriggio dei 5 ottobre 1943. Le Truppe Alleate occupano Marcianise, liberando la cittadinanza dall’incubo dell’invasione nazista. In quel momento critico Marcianise si ricordò immediatamente di Lui, dei figlio prediletto che in silenzio aveva atteso per venti anni quel sospirato momento: il popolo di Marcianise accorse compatto a casa Sua ed a gran voce profferì il Suo nome; Egli, che al popolo si sentiva legato più che mai, rispose immediatamente all’appello e, fra un’ondata di entusiasmo indescrivibile, ascese di nuovo le scale della Casa Comu­nale.

Le Autorità Militari Alleate si limitarono successivamente a pren­dere atto della volontà del popolo e formalmente nominarono Colui che era stato eletto per acclamazione, Delegato al Comune dal Corpo di occupazione. Furono giorni indimenticabili.

I viveri scarseggiavano e tutti i Comuni viciniori erano privi persino di un pò di pane.

Saverio Merola fece affiggere un manifesto con cui esortava la popolazione ad un’encomiabile solidarietà, invitò chi possedeva ad offrire a chi non possedeva e tutti risposero all’appello con generosità, ricambiando in modo tangibile tanto amore e spirito di abnegazione. In pochi giorni, mentre dovunque i viveri scarseggiavano ancora, Marcianise riebbe il suo pane, grazie all’iniziativa di Saverio Merola che, soxo, tra lo scetticismo di alcuni e la diffidenza di altri, ebbe il coraggio civico di sten­dere la mano per tutti!

Ora questa scena di reciproco affetto si rinnova per l’ultima volta e Tu Saverio Merola, che, sul letto di morte, chiedendo perdono a Dio, non hai mancato di perdonare a quanti Ti offesero, certamente ne sarai contento.

Il popolo, quel popolo che Tu hai tanto amato e per il quale tante volte Ti sei battuto, Ti sta tributando le estreme onoranze, rivivendo con me, nel triste momento del fatale distacco, i momenti più significativi della Tua esistenza terrena.

Ora ben altra vita Ti attende, mentre io, a nome di tutti, Ti porgo l’estremo saluto. Addio! “

  Avvocato Emanuele Finelli (1932)

 Marcianise, 25 gennaio 1960

a cura di Donato Musone, pubblicato il 31 agosto 2013.

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