Autore principale: Donato Musone
Titolo: Federico Quercia nello scenario storico-letterario del Risorgimento / Donato Musone, Salvatore Costanzo.2003
Riporta nel testo il in copia l’opuscolo: Di Federigo Quercia / Ettore Rossi, 1899
In allegato al volume la ristampa anastatica il raro Numero unico su Federico Quercia,1900.
Editore:  Collana Risvegli Culturali – Donato Musone, 2003

Riproporre la figura di Federico Quercia, con la pubblicazione in copia anastatica dell’opuscolo di Ettore Rossi su Federico Quercia del 1899 e quello del Numero Unico del 1900, significa rivivere un periodo caro a moltissimi Italiani, la storia del Risorgimento Italiano.
Il Quercia nativo di Marcianise e napoletano di adozione, insieme ad altri personaggi parteciparono alla storia dell’Unità d’Italia ed al rilancio della istruzione pubblica nelle provincie Italiane.
Conoscere ed apprendere gli impegni del Quercia, gli incarichi professionali e le pubblicazioni che egli diede alle stampe e che abbracciano i più diversi settori, da quello letterario- politico a quello artistico- poetico- giornalistico, è come sentire la sua voce che si eleva per difendere gli alti ideali di unità nazionale, di libertà, giustizia e di diritto allo studio….. .
Il percorso della sua vita.. Nel 1843 e 1844 frequentava l’Università a Napoli e studiò Lettere Italiane alla Scuola di Basilio Puoti, e da studente compose una Grammatica Italiana che ebbe elogi dal suo maestro e segui lezioni di Pasquale Galluppi.
Si iscrisse alla scuola di filosofia del Palmieri che era molto rinomata, studiò Lettere Latine da Antonio Mirabelli e Diritto col Savarese ed altri suoi maestri furono Stanislao Gatti e Stefano Cusani.
I suoi amici e compagni erano tantissimi da Enrico Pessina, Federico Persico, Carlo Poerio, Eduardo Salvetti, Luigi Indelli, Ruggero Bonghi, Domenico Mauro, Giuseppe Volpe, Nicola Amore, Nicola Marselli, Tommaso Arabia, Silvio Spaventa, Domenico Tibaldi.
Si laureò in Diritto e Letteratura a 22 anni e fin dal 1846 pubblicò poesie ed argomenti vari sulle Strenne di quel tempo.

Nel 1847 aprì un corso privato di filosofia e letteratura, ma la polizia nel 1849 gli chiuse la scuola, confiscandogli tutti i beni ed i libri, per i suoi ideali di libertà apertamente manifestata.
Nel 1849 fu collaboratore e scrittore capo del giornale “il Nazionale” di Napoli diretto da Silvio Spaventa, che fu pubblicato a Napoli dal 1° marzo al 15 maggio 1848 e poi dopo, solo sporadicamente, a quei tempi anche la città Caserta fu sede di un giornale dal titolo l”Eco della Campania” , di breve durata, giornali questi che emersero tra i giornali del Regno per le loro idee costituzionaliste e liberali.
Perseguitato dalla polizia Borbonica fu arrestato in carcere per 18 mesi, poi arrestato più volte, passò per le carceri di S. Maria Apparente, San Francesco e Castel dell’Uovo.
Nell’anno 1849 si arruolò volontario nell’esercito del Generale Pepe, che tornava a Napoli dall’esilio e che era stato condannato a morte per i moti del 1820-1821, e Ferdinando II affiderà al Gen. Pepe il comando delle truppe da inviare agli alleati del nord per la guerra d’indipendenza e durate i combattimenti Federico rimase ferito.
Dal 1850 insegnò Lettere italiane, Filosofia e Storia privatamente ma di nuovo fu interrotto il corso, menato in carcere gli confiscarono i libri che egli con grande sacrificio aveva ricomprato; per giunta l’Ispettore Campagna, bruciava i suoi manoscritti recandogli immenso dolore.
Visse latitante dal dicembre 1956 al maggio 1857, perché minacciato di essere di nuovo arrestato dalla Polizia Borbonica, peregrinò per vari paesi, passò vario tempo a Montecassino dal suo amico l’Abbate Tosti e l’accolse anche il Cardinale Alfonso Capecelatro, futuro Arcivescovo di Capua.
Nel 1860 insieme a Enrico Pessina, Bonghi e Persico fu esiliato e lasciò Napoli e da esule, collaborò con Silvio Spaventa al giornale “la Nazione” di Firenze scrivendo articoli politici, fu corrispondente del giornale la Perseveranza di Milano, conobbe Cavour ed altri eminenti uomini politici, e fu presentato anche a Vittorio Emanuele II Padre della Patria. A proposito di Vittorio Emanuele il Quercia nel 1888, in occasione della collocazione delle otto statue innanzi alla Reggia di Napoli, attuale Piazza Plebliscito, nei brevi cenni biografici sulla statua, scolpita dallo scultore Jerace che rappresenta appunto Vittorio Emanuele II, … Seguì come giornalista la spedizione dei Mille, ed attraverso l’epopea Garibaldina, vide compiersi il suo sogno, cioè l’unità e l’indipendenza della Patria, che egli aveva visto, all’orizzonte della sua giovinezza, divenire una miracolosa realtà, fu latore di ambasciate segrete del Gran Re a Garibaldi.
Finalmente potè ritornare a Napoli dopo l’Unità d’Italia e collaborò con il Bonghi al giornale Nazionale
Il 26 aprile del 1861 quando Silvio Spaventa fu aggredito dalla camorra gli amici Nigra, Diomede, Marvasi, e da Tommaso Arabia insieme a Federico Quercia gli dimostrarono solidarietà tenendogli compagnia nel suo Ufficio ministeriale.
Dal 1861 al 1866 insegnò Letteratura italiana all’Università di Napoli nella qualità di professore pareggiato e fu Direttore ed insegnante di un proprio Liceo in via Nilo, a Napoli.
Scrisse sul “la Patria” (del quale fu anche direttore), “Nomade”, “Diorama”, “Omnibus” e su due riviste importanti di allora: “Il Museo” di Stanislao Gatti, e “il Giambattista Vico” del conte di Siracusa, fondò con Carlo de Cesare e Pasquale Trisolino “il Secolo XIX”, soppresso perché di idee liberali.
Nel 1864 fu eletto Presidente del Primo congresso Nazionale Musicale e pubblicò un suo discorso sulla proprietà delle produzioni musicali.
Nel 1865 lasciò la politica ed entrò nell’insegnamento e nel 1866 fu nominato Presidente del Liceo di Capua e nel 1867 Regio Provveditore agli studi della Provincia di Terra di Lavoro, ove si diede a migliorare e fondare scuole e Licei e a propagandare lo sviluppo della istruzione pubblica.
Quando era Provveditore di Caserta contrasse moglie con Filomena Barbera di Capua ed ebbe numerosi figli.
Dal 1876, mutato il clima politico iniziò per Federico Quercia il suo calvario e subì vari trasferimenti in qualità di Provveditore agli studi: Benevento, Chieti, Foggia e quando si prospetto l’ennesimo trasferimento, si elevarono a sua difesa alcune voci autorevoli del Parlamento Augusto Pierantoni e Pasquale Stanislao Mancini .
Nel 1897 il Ministero della P.I con un provvedimento infausto lo pose a riposo forzato, in seguito fu mandato a Napoli presso la Biblioteca Nazionale assunto come “straordinario”..

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