di Felice Pietro Angelo

Nacque a Marcianise il 13 Luglio 1738 da Carlo Antonio e Laura Piccolella.
All’età di 37 anni era canonico della nostra Collegiata, quando superò il concorso e fu nominato Teologo della Metropolitana di Capua; di ingegno fecondissimo e di cultura profonda, fu poco dopo nominato Primicerio di quella Cattedrale e Rettore del Seminario.
Pubblicò il Catechismo Reale, in cui, con domande e risposte, istruiva il popolo nei doveri del cittadino verso il Capo dello Stato, ed all’osservanza delle leggi politiche e civili, inculcando negli animi i principii, in base ai quali i doveri del buon cristiano, debbono stare in perfetta armonia con quelli del cittadino.
Fu nomnato Vescovo di Sessa Aurunca, nel 1797, nella cui Cattedrale trovasi la sua tomba, su cui leggesi la seguente scritta:

PONTIFEX SUESSANUS
MORTI MEMOR
VIVENS SIBI FACIENDUM CURAVIT
ANNO MILLESIMO OCTING. OCTAVO

Pietro De Felice Vescovo di Sessa, memore della morte, essendo ancor vivo, volle prepararsi questa perpetua dimora nell’anno 1808.
Il Vescovo De Felice, prima di ogni altro pensò a far rifiorire il Seminario di Sessa, ove raccoglievasi la gioventù studiosa, più eletta della Diocesi, ed invitò da Napoli valenti professori, rimunerandoli degnamente in gran parte col suo danaro, cosicchè egli ebbe il merito di far rifiorire in Sessa l’entusiasmo per gli studii.
Elargì tutte le sue rendite per soccorrere gli sventurati, sorreggere le famiglie bisognose, e rifornire di arredi sacri le Chiese. Eresse nella vasta tenuta Episcopale, detta di S. Vito, una elegante Chiesetta affinchè i pastori ed i massai di quelle pantanose contrade, avessero potuto ascoltare con più faciltà la Messa nei dì festivi, ed istruirsi al catechismo.
Pur avendo beneficato tutti, fu calunniato, e durante il regime di Giuseppe Bonaparte, nell’anno 1807, fu mandato in esilio.
Ritornato in Sessa alcun tempo dopo reintegrato nella Carica, fu accolto con grandi onori; e quando gli si diceva: Monsignore, quel tale a cui fate del bene è stato causa dei vostri grandi dolori, rispondeva: lo so, e perciò mi vendico facendogli altro bene.
Oltre ad attendere con indefesso amore alle gravi faccende della Diocesi, Mons. De Felice si sollecitava anche cooperare colle Autorità Municipali, per il pubblico bene. Si portò quindi diverse volte in Capua, dall’Intendente della Provincia, ora Prefetto, per far ottenere alla Città di Sessa l’acqua potabile, che ne soffriva la mancanza, ed avvalendosi della stima che di lui faceva il Generale Gregnier, la otteneva con decreto del Re Murat del 3 Ottobre 1811.
Era di carattere umile e modesto, e senza vanagloria, tanto vero che si rifiutò di essere ritrattato su tela, ad onta che lo premurassero amici e parenti, perchè diceva di essere un uomo trascurabile ed i posteri avrebbero solo visto in lui, un borioso fantasma.
Mente elevata, cultore profondo di scienze, enciclopediche più che scienziato, cuore aperto, grande, generoso, esempio non comune di armonia perfetta tra l’uomo pubblico ed il privato, tra il Vescovo ed il cittadino, Pietro De Felice, che al tratto fine del gentiluomo, accoppiava quella bonomia che trovasi solo negli animi nobili, cessò di vivere a 76 anni nel dì 25 Novembre 1814; la sua perdita fu amaramente pianta dai Sessani che l’amavano e lo veneravano.

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