De Paolis Nicola (canonico)

Nacque a Marcianise il 7 Dicembre 1818 da Antonio e Maria Raio; fu Canonico Cantore della nostra Collegiata. La prima parte di questo trattato risuona ampiamente del suo nome; come ebbi a far ripetuto cenno, egli pubblicò tre volumi sulla storia di Marcianise, rivendicandone la nobile origine romana.
Quel frammentario richiamo, però, non inquadra sufficientemente la sua figura; per valutare l’uomo e la sua opera, non basta solo sapere che egli si affannò, con tormentosa ansia, nella ricerca degli elementi atti a consolidare la verità storica assunta, ma è necessario dare uno sguardo, sia anche fugace, al contenuto dei suoi volumi.
In quelle pagine veramente sudate, si coglie innanzitutto l’impressione che egli amò questa sua terra nativa, come un idealista, direi quasi fino all’esagerazione e fino al sacrificio, e che riversò, come in un’ara votiva, in suo olocausto, il profumo migliore della sua mente e della sua anima.
Parmi vedere in lui, come l’artefice dello scalpello prono dinanzi al ruvido blocco di marmo, con l’immagine concentrata nella mente, affannarsi nel tormentoso travaglio, per renderla con le forme più squisite, e nell’atteggiamento più affascinante.
Egli, nell’oscurità dei secoli, nelle vetuste e polverose carte e nel verbo austero ed eloquente delle nostre pietre, vide risplendere questo modesto angolo di mondo, del fasto dell’antica romanità, e con ansia tormentosa, chiese il massimo rendimento alla sua possanza, per rivestire i suoi concetti delle forme più scultoree e doviziose, onde appagare la sua suprema aspirazione, di elevare sempre più in alto uomini e cose, in una visione di fastigio e di grandezza.
In effetti, dal suo trattato emerge che egli non si limitò alla semplice esposizione storica, ma irrobustì ogni argomentazione ed ogni battuta, di tutta una potente ondata di letteratura classica romana, in una frenetica volontà di sconfinare ed invadere ogni campo dello scibile, dando costante saggio della magnifica versatilità del suo ingegno e della sua poliedrica e complessa cultura.
A leggere quei preziosi scritti, vien quasi la voglia di pensare che, se avesse profuso tali tenori in tutt’altro atteggiamento, forse avrebbe colto maggiori e più conclamati allori.
Comunque, per questa squisita sentimentalità, che altamente lo onora, egli deve senz’altro considerarsi come il figlio prediletto di Marcianise, come degno, a preferenza tra gli altri, della gratitudine e perenne venerazione della nostra Città.
Oltre la Storia di Marcianise, il Can. De Paulis nel 1887 diede alle stampe un Poema dal titolo Circolo degli Eroi Cartaginesi della seconda guerra punica diviso in due volumi di otto libri ciascuno, scritto in quartine, che compendiano 16272 versi endecasillabi sciolti.
In esso, sullo sfondo delle complesse vicende della discesa di Annibale in Italia, e delle strepitose vittorie di Scipione l’Africano, l’autore intesse una trama ricca di episodi, in cui si ammira la fantasia geniale e spontanea, la vivacità delle creazioni e delle descrizioni, lo spirito e l’arte poetica.
Alle eccezionali virtù scientifico-letterarie, il Can. De Paulis ne accoppiò un’altra, che pur lo rende degno del pensiero memore e devoto della nostra Città; egli fu strenuo difensore dei conculcati diritti del nostro Capitolo Collegiale, che deve alla sua opera energica e sapiente la sua esistenza.
Occorre ricordare che, con la legge del 15 agosto 1867, il Governo incamerò tutti i beni ecclesiastici, e che in quel tempo i Canonici del nostro Duomo erano intestatari collettivi, pro tempore, del cospicuo patrimonio di detta Chiesa.
Con l’assorbimento dei beni, fu anche disconosciuto il Capitolo Collegiale, e ad esso fu sostituito un Parroco, al quale fu lasciato un modesto assegno immobiliare.
Tal provvedimento venne così a privare la nostra Città di una delle sue più belle istituzioni, che era stata voluta dai nostri antenati, per accrescere lustro e decoro alle funzioni religiose nel nostro Duomo.
Contro di esso insorse la voce dolorante del Can. De Paulis, che con un senso di profondo sconforto, vedeva franare la colonna migliore del nostro Tempio; lottò con indomita passione, sostenendo con dotti memoriali e con poderosa perorazione dinanzi alle supreme Autorità Ecclesiastiche in Roma, l’ardente voto della nostra cittadinanza, e vinse, ottenendo di far riconoscere ecclesiasticamente la esistenza del nostro Capitolo Collegiale.
Morì il 10 Febbraio 1891; sulla sua tomba il nipote, Antonio De Paulis, stimatissimo Avvocato del foro di S. Maria C. V. con pieno diritto, sentì l’orgoglio di dettare la seguente epigrafe:

NICOLA DE PAULIS
CAN. CANT. DI QUESTA INS. COLL. DI S. MICHELE ARC.
CHE
SACRANDO LA SUA VITA ALLO STUDIO ED ALL’INSEGNAM.
DELLE LETTERE E DELLE SCIENZE
FU
FILOSOFO MATEMATICO TEOLOGO ISTORIOGRAFO
DEL SUO CAPITOLO COLLEGIALE
STRENUAMENTE DIFESE NEL FORO ECCL. E NEL CIVILE
I CONCULCATI DIRITTI E VINSE
A MARCIANISE DILETTA SUA PATRIA
UNICO RIVENDICO’ CON NOBILE PENSIERO L’ORIGINE
ROMANA ONDE INSIGNITO DELLA CORONA DEI CAVALIERI
D’ITALIA LUSTRO DECORO E VANTO DI SUA GENTE
MORI’ NEL LXXIII ANNO DI SUA VITA

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