De Franciscis Matteo

Fu Parroco della Chiesa di S. Giuliano e poi di Trentola, nella fine del 700 ed i primi dell’800; fu un grande oratore sacro. Egli è soprattutto degno di venerazione e di stima, perché svolse la sua attività oratorica in tempi difficilissimi, e con grande successo.
In seguito alla rivoluzione francese, il Volterianismo rappresentò per l’Italia una pericolosa fonte di inguinamento delle coscienze, inoculando il principio corruttore della razionalizzazione anche del soprannaturale; l’errore filosofico trovò facile esca, e si rese necessario combatterlo vigorosamente dal pulpito, con argomentazioni filosofiche, che richiedevano una profonda preparazione.
Occorreva talvolta polemizzare, stigmatizzando teorie e principii, sulla scorta delle sacre scritture, per ricondurre le anime ai principii della vera sapienza, che trova fondamento nella legge di Dio.
In tempi così calamitosi, Matteo De Franciscis colse i suoi migliori allori e meritati trionfi, perché aveva una profonda preparazione delle scienze filosofiche e teologiche, ed aveva una parola semplice, chiara, e nel contempo eloquente, nella Cattedrale di Capua, S. Maria C. V. Maddaloni ed altrove.
Per queste sue grandi virtù intellettuali, coronate da una vita intemerata, il Vescovo di Caserta, mandava una commendatizia al Re Ferdinando IV perché si fosse benignato presentarlo alla S. Sede per la nomina di Vescovo, così redatta: il Parroco Matteo De Franciscis, è uno dei più dotti e savii soggetti di questa Diocesi. Per lo spazio di 34 anni si è attivato in tutto quello che è proprio di un Sacerdote zelante ed illuminato, insegnando nel Seminario di Caserta, matematiche, filosofia e teologia, scrivendo e predicando indefessamente nei più cospicui Duomi di questa Provincia, combattendo costantemente le massime antireligiose.
Io ne ho sempre avuto riguardi e considerazioni, eleggendolo Esaminatore Prosinodale e degli Ordinandi, Decisore nella Congregazione dei casi morali, Convisitatore Diocesano, ed avendogli affidato incarichi gelosi della Diocesi, son rimasto pienamente soddisfatto della maniera prudente ed esatta con cui ha risposto alle mie premure
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Rimangono del De Franciscis due iscrizioni latine per i funerali della Regina Maria Carolina, che spedite a Roma furono commendate dal Can. Francesco Orsini.

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