Marcianise al Liceo “Quercia” cerimonia di premiazione per la Terza Edizione del Certamen dedicato al Latinista Domenico Musone (Marcianise 1811-1892).

Nicola Terracciano: DIFESA DEL RISORGIMENTO, EVENTO ITALIANO, EUROPEO, MONDIALE.

 

Il grande Risorgimento italiano, evento fondamentale dal punto di vista politico, civile, culturale, economico della millenaria storia d’Italia, fondante della sua modernità e del suo rilievo nella storia mondiale tra fine Ottocento e Novecento, riconosciuto ed apprezzato in tutti i paesi del mondo (il Risorgimento è studiato in tantissime università straniere e si indaga ad es. l’influsso di Mazzini su Gandhi e sui risorgimenti nazionali e Garibaldi è onorato dappertutto) è figlio sia del Settecento riformatore, sia degli influssi culturali europei, sia delle rivoluzione americana e francese, sia dell’età napoleonica.  Non è affatto un evento solo interno, nè è riconducibile al mito dell’espansionismo sabaudo.  Esso si appoggiò sulla millenaria idea e realtà nazionale italiana, segnalata dalla lingua, dalla religione, dalla tradizione letteraria, artistica, musicale, da tradizioni e costumi sovralocalistici, sulle grandi conquiste dell’età comunale, dell’Umanesimo e del Rinascimento.

Francesco PICCOLO (1) : I Vescovi NATALE e DE FELICE tra Giacobinismo e Conservazione. (Relazione tenuta a Marcianise il 7 Marzo 2014 all’interno dell’iniziativa del locale Cenacolo Artistico – Letterario: Dalla rivoluzione a Napoli del 1799 alla nascita del nuovo Stato)

  L’esperienza della Repubblica Partenopea fu molto breve, dal gennaio a giugno del 1799 : iniziata dopo la fuga di Ferdinando IV in Sicilia, rovino’, dopo appena cinque mesi dalla sua costituzione travolta dall’Esercito della Santa Fede, guidato, per conto dei Borboni, dal Cardinale F. Ruffo. Basto’ la scomparsa dei francesi, richiamati al Nord dall’arrivo degli austro-russi , perche’ tutto crollasse. Cio’ significa che la Repubblica, pur sostenuta dal fior fiore della borghesia e dell’aristocrazia illuminata, era intrinsecamente debolissima. E Vincenzo Cuoco nel suo “Saggio Storico sulla rivoluzione napoletana” con spregiudicatezza indico’ le ragioni di questo rapido crollo nel distacco tra i patrioti e le masse contadine e cittadine della stessa Napoli (i Lazzaroni). Tale distacco nasceva dall’ “astrattezza” delle idee e dall’estremismo dei Giacobini, che erano scollegati da un popolo completamente impreparato e colto di sorpresa  e che avevano voluto imporre nel Mezzogiorno d’Italia leggi e programmi generati in un’altra terra e in un diverso contesto storico.

La Congregazione di Carità di Marcianise fino al 1937.

 

Nicola de Paulis , Avvocato), (1890-1971), Cultore di Storia Patria, ci informa (1) che  “La Nostra Congregazione di Carita’ è oggi una delle più ricche d’Italia, col suo patrimonio valutato oltre 700.000.000 di lire, in contanti, territori e costruzioni edilizie.

Originariamente  questa  Pia  Istituzione  si  limitava  ad  amministrare  il  patrimonio  della  Casa Santa dell’Annunziata, sorta nel  X  Secolo,  epoca  in  cui  fu  costruita  la  prima Chiesa dedicata  alla  SS.  Annunziata;  alla Congregazione erano preposti 5 Governatori laici, ed alla Chiesa 24 Cappellani.

Nel  XIII  Secolo  la  prima  Chiesa fu sostituita da altra più ampia,  con  annesso  Ospedale;  da  quell’epoca  l’Opera  Pia  cominciò  a  denominarsi  anche  «Casa  Santa  ed  Ospedale» per lo sviluppo  che   già   aveva   assunta   la   beneficenza  ospedaliera, la  quale,  insieme  al  culto  della  Chiesa, costituiva la principale finalità dell’Ente.

Marcianise (1994 – 2014) – Palazzo della Cultura: 20°Anniversario della Presentazione della Collana Risvegli Culturali.

 

 

 

Volume nr.1 “Il contributo dei cattolici alla storia letterario-umanistica nell’800 in Terra di Lavoro: L’Umanista Domenico Musone”, Marino (Roma), pp.174. (a cura di Donato Musone )

 

 

 

 

 

ORIGINE DEL FEUDO DEL CASTELLO D’AJROLA DELLA TERRA DI MARCIANISE a cura di Donato Musone

Piccolo estratto:

– Relazione, Pei Municipi di Marcianise, Capodrise e San Marco Ev. contro il Duca di Bovino, Giovanni Battista Guevara Suardo, depositata presso la 3^Sezione della Corte di Appello di Napoli, Edizione di Gabriele Argento, Napoli 1872.

 – Pubblicazione Per Signori Germani Duca di Bovino Gio.Battista e Canonichessa Mariantonia Guevara-Suardo contro i Comuni di Marcianise, Capodrise e S.Marco Evangelista in Terra di Lavoro, per la vagheggiata divisione del demanio ex feudale di Castellariolla, Dinanzi al Prefetto di Terra di Lavoro Commissario ripartitore, Napoli 1873.

Origine del Feudo: Alla Corte del secondo Carlo, l’Angioino, in su lo scorcio del XIII secolo, era Giletto Malbohe Valletto famigliare di lui; uomo che per sua fedeltà  seppe ben meritare appresso quel Principe. La quale virtù gli valse a titolo di aver concesso in feudo nobile la Terra di Airola nelle pertinenze di Capua, con le prerogative maggiori che le condizione dei tempi sapevan permettere (doc. orig. Nr. 1). Da Giletto passò ad Egidio Malbhoe; e costui morto fu devoluto al Fisco.  Erano nelle buone grazie di Re Roberto, della stessa razza, i due fratelli Ingerraimo e Riccario di Stella, il primo Arcivescovo di Capua e Cancelliere del Regno; tesoriere l’altro e famigliare di Corte: i quali germani meritarono verso il cominciare del secolo XIV secolo la investitura dello stesso Feudo, ma sino a che le loro vite durassero (Docum. Orig. Nr.2.)

DOMENICO ROSATO (1): ELEONORA PIMENTEL (Relazione tenuta a Marcianise il 7 febbraio 2014 all’interno dell’iniziativa del locale Cenacolo Artistico -Letterario: Dalla rivoluzione a Napoli del 1799 alla nascita del nuovo Stato)

 In via preliminare devo ricordare che l’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici ha il merito di aver richiamato alla memoria collettiva le vicende della Repubblica Partenopea del 1799, dei suoi protagonisti, continuando la sua azione di contribuire alla crescita della cultura nel nostro paese.

Eleonora Pimentel è certamente una protagonista di questa vicenda, che,  se pure breve nel tempo, ha gettato le basi per una riflessione più ampia e per un’azione più largamente consapevole, funzionale alla unità della nostra Italia.

Di Eleonora si ricorda l’impegno politico e culturale, profuso nei mesi della Repubblica, fino alla morte, comune del resto a tanti intellettuali, che costituivano il prestigio in Europa della cultura napoletana. Non so se Napoli si sia ancora rimessa da allora.

Alberto Marino: Un “ricordo” di Pietro Zinzi

Se mi chiedete:”Con chi hai avuto più contrasti verbali e di idee nella tua vita?”

Vi risponderò:”Con Pietro Zinzi!”

Pensereste:”Allora vi guardavate in cagnesco?” No, no, no: ci volevamo un gran bene, come due cugini, come realmente eravamo: le nostre mamme erano sorelle.

Era sempre un fiume in piena che travolge tutto quello che incontra sulla sua via, perché deve sboccare in mare. Ed il mare era l’idea che l’assillava in quel momento: un progetto maturato, forse, in un dormiveglia che concludeva le sue pochissime ore di sonno. Ne parlava come di qualcosa di definitivo, al quale non si poteva aggiungere o sottrarre alcunché. Era come se fosse stato ispirato e, quindi, solo lui conosceva i tasselli del mosaico del suo progetto.

La grandezza di questo caparbio generoso sta nel fatto che i suoi progetti non miravano ad un interesse personale o familiare, ma erano tutti indirizzati al bene della collettività nella quale viveva, alla sua città. Ne parlava come se volesse confronto e consiglio, ma, alla fine, egli stesso si accorgeva che non poteva toccare niente del suo progetto e questa sua certezza la trasmetteva anche al suo interlocutore, al quale era lasciata solo la via della condivisione. Non pensate, però, ad una condivisione passiva: si rendeva conto che meglio non si poteva fare.

Era tanto difficile stare dietro alla sua fantasia, alla sua estrosità, alla sua capacità inventiva che si preferiva tacere, per la paura di “disturbare” l’entusiasmo di chi gli veniva a chiedere aiuto. Mi ricordo quella volta che mi chiese di eliminare un quadro, dai sei che aveva steso a terra, perché aveva solo cinque cornici. Aveva insistito tanto, perché mi esprimessi e, costretto, ne indicai uno. Esplose in tre imprecazioni e ne seguì naturalmente un violento alterco che si ricompose davanti ad un caldo caffè del bar vicino. Quando ti chiedeva di dargli una mano, anche nei lavori manuali, non gli potevi stare dietro, perché col suo fisico segaligno riusciva a fare tre volte di più di quello che fa una persona normale. Organizzatore ineguagliabile: tutte le iniziative, le più svariate, le progettava e le realizzava, lavorando anche da solo, perché era difficile stargli dietro fisicamente e mentalmente.

Nel campeggio di Palinuro, nel quale d’estate era di casa, tutti i giorni organizzava qualcosa: non appena vi arrivava il camping si trasformava in una specie di grande famiglia. Tutti erano coinvolti nelle sue iniziative.

 Abbiamo dormito insieme nella sua roulotte per una decina di giorni: rincasava tardissimo e alle cinque del mattino era già in piedi con il suo programma della giornata. Poiché non riuscivo a seguirlo nel suo sfrenato dinamismo, mi rimproverava, scherzando, di aver usurpato, senza esserne degno, il nome del comune nonno materno, Alberto, che era morto novantenne, lavorando fino all’ultimo giorno della sua vita. “Va bene, va bene, gli rispondevo, prenditi tu il nome del nonno, ma lasciami in pace a riposare!” Intenzionalmente evitavamo di parlare di politica, perché quelle poche volte che era successo, erano state scintille: io marxista con le mie utopie e lui conservatore pragmatico!”Con le tue idealità, con la tua carica di solidarietà e generosità, gli dicevo, non riesco a capire come fai ad essere conservatore”. Ridendo, mi rispondeva:”Neppure io capisco come fai tu ad essere comunista!” Ogni tanto di domenica, in piazza, distribuiva qualche foglio, scritto a mano nel quale faceva l’elenco dei disagi della città e attaccava l’amministratore di turno; perlopiù il suo bersaglio era la sinistra. Bellissime e spassosissime le vignette fatte contro il sindaco Tommaso Zarrillo, di cui conosceva lo spirito democratico capace di tollerare ogni attacco. Che mano, che fantasia in quelle vignette! La sua grande disposizione a dipingere e disegnare si nota nei numerosi suoi dipinti ad olio ed acquarello e nelle raffigurazioni necessarie ad illustrare alcuni suoi libri. Negli ultimi anni si era scoperto anche scrittore ed ha pubblicato una decina di libri, nei quali si ritrovano le nostre tradizioni, la “storia” locale, le spigolature più fantasiose; chi vuole conoscere l’ultimo secolo della nostra comunità, con tutti i fasti e nefasti, non può trascurare la lettura dei suoi scritti, che, peraltro, sono anche piacevoli per la forma saltellante, chiara ed accessibile. Tra le sue pubblicazioni c’é una ricca raccolta di foto, che abbraccia tutto il secolo passato e ci consegna il ricordo di una memoria che sarebbe stato un grosso danno, se l’avessimo persa.

Per me, l’opera più significativa ed importante è “Fotogrammi del passato”: la raffigurazione, che solo la sua mano e la sua fantasia ci potevano dare, degli strumenti di lavoro dei nostri avi, delle suppellettili, degli oggetti necessari alle quotidianità e, perfino, il modo di vestire.

Caro Pitruccio, senza la tua caparbietà, la tua estrosità, la tua “arrabbiata” generosità, saremmo, come comunità, nel buio più pesto, perché “senza memoria l’uomo non saprebbe niente e non saprebbe fare niente”. Un giorno dedicandomi un libro, facesti un anacoluto che avrebbe fatto invidia a Manzoni “ad Alberto Marino, il cugino che più ci somigliamo”. Capii subito, non era difficile, che non ti riferivi all’aspetto fisico: tu col naso lungo, io schiacciato, tu col fisico segaligno, io un po’ appesantito. Volesti essere generosamente incoraggiante. Riconoscevo che eri unico.

Poteva essere motivo di un altro fraterno alterco, perciò non risposi.

Ciao, Pitrù, se puoi, dammi una mano in questo mio ultimo scorcio di vita!

                                                                                                                  Alberto Marino

 

BIBLIOGRAFIA MUSONIANA = MUSONE = dal 1846 al 2010

 

MUSONE, AGOSTINO, Orazione per la xx’ solenne commemorazione degli ecclesiastici defunti del clero secolare e regolare della Chiesa Cattolica, letta nel duomo di Napoli il 6febbraio 1907, Napoli.

1743 – IL CATASTO ONCIARIO DEL CASTELLO D’AYROLA – I primi nuclei familiari del Casato Musone (Vassalli) .

1.Andrea Mosone di Nicola  Barbiere e Trombettiere abita a Casapulla(antenato del Musicista Maestro Pietro  Musone di Casapulla)

 2.Domenico Musone fu Marco fatigatore di campagna di anni 35, abita nella Terra di Marcianise in una casa che possiede comune ed indiviso con Matteso Mosone suo fratello.

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